Spigolature d’Archivio – Gennaio 1906: il Collegio come «semenzaio di elette intelligenze»

Spigolature d’Archivio – Gennaio 1906: il Collegio come «semenzaio di elette intelligenze»
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L’introduzione della media del 27

È il 16 gennaio 1906; Rodolfo Maiocchi si è insediato solo da pochi mesi (dall’ottobre precedente) alla guida del prestigioso collegio pavese e i suoi scambi epistolari con il Patrono, il conte Emilio Borromeo, sono da allora fitti e densi: lunghe lettere in cui il neo-Rettore riceve indicazioni, chiede pareri, avanza proposte, anche di interventi piuttosto “rivoluzionari”, certamente innovativi, quasi ponendosi in equilibrio tra l’imponente mole della storia dell’istituzione e le ambiziose sfide della modernità, dischiuse all’apertura del nuovo secolo.
Nell’arco di pochi mesi tante cose vengono cambiate o comunque si pongono le basi per mutamenti futuri: gestionali e disciplinari (è del 1906 la revisione del Regolamento), alimentari (si pensi al cambio nella dieta giornaliera degli alunni: cfr. 1631, 1905: dal barbiere alla prima colazione), “tecnologici” (l’introduzione dell’energia elettrica in tutti gli ambienti e quella ancora più complicata e ardua, come si vedrà, del riscaldamento), persino artistici (Maiocchi è un esperto di storia dell’arte e si prodiga per la cura e il decoro della struttura).
Cambiamenti determinati dallo sguardo nuovo e dall’entusiasmo di chi prende rapidamente confidenza con «l’ingranaggio di questa difficile macchina», il Collegio, «che noi vorremmo si muovesse senza stridere, ma in tutta pace e serenità», ma sollecitati anche dalla comunità degli alunni, che non chiede al nuovo Rettore solo il permesso (negato) di partecipare al veglione universitario del “Teatro Guidi” (cfr. Febbraio 1906: un Carnevale un po’ movimentato…), ma anche di procedere a un aggiornamento, per così dire, dei “minimi requisiti didattici” del collegiale-tipo.

Verso la conclusione della lettera del 16 gennaio, il Rettore esprime infatti al Patrono un auspicio che condivide con gli alunni e che va nella direzione di un accrescimento della dignità dell’istituzione:

Se Ella mi permette d’esporre un mio pensiero, che è l’espressione non solo del desiderio mio per maggior decoro del Collegio e per la sua più alta estimazione, ma che è anche il desiderio ripetutamente manifestatomi dagli alunni, non sarebbe il caso che Ella considerasse la convenienza e la opportunità di un suo Decreto provvisorio per ora, da consacrarsi poi nel nuovo Regolamento, che stabilisse per gli alunni una media obbligatoria negli esami di 27, e nessuna classificazione inferiore al 24? Ciò è fra le condizioni volute per conservare il posto al Ghislieri, e con ciò si metterebbero i giovani nell’impegno di attendere maggiormente allo studio, con grande vantaggio della disciplina e con un grande sollevamento morale del Collegio, da cui esclusi così i mediocri, diverrebbe un vero semenzaio di elette intelligenze che onorerebbero la santa istituzione e terrebbero alto il nome del Collegio.

Questa richiesta appare un po’ sorprendente, dato che tendiamo oggi a dare per scontate certe caratteristiche proprie dei collegi di merito.
In effetti, il Borromeo – che pure fin dal principio della sua storia (ne fanno fede le prove d’esame allegate alle antiche domande d’ammissione) e poi lungo i secoli successivi vincolava l’ingresso in Collegio a una selezione preliminare (una specie di concorso, come quello attuale) e la successiva permanenza dell’alunno, fino alla sospirata autorizzazione patronale alla Laurea, al mantenimento di un livello di eccellenza negli studi, sottoposto a verifica continua da parte del Rettore e dei docenti universitari scelti come ripetitori delle varie discipline – non possedeva agli inizi del Novecento altri strumenti più oggettivi, “aritmetici” e tutto sommato moderni per determinare e vagliare la qualità accademica dei propri alunni anno per anno.

Il raffronto con l’istituzione “gemella” fondata a Pavia da Pio V è un ulteriore potente stimolo ad adottare, come richiesto dagli stessi collegiali, criteri che li sollecitino a mantenere alto il livello di impegno nello studio, al di là del primo (e fino a quel momento unico) sbarramento del concorso d’ingresso (che peraltro di lì a pochi anni sarebbe stato eliminato, anche se solo per qualche decennio: cfr. Settembre 1909: esami in Ambrosiana, sì o no?).

La risposta non si fa attendere (19 gennaio 1906) e è ovviamente positiva: il Patrono accoglie di slancio la novità, pur evitando il “colpo di mano” del decreto in corso d’anno e preferendo inserire i nuovi criteri di conferma del posto in Collegio nel Regolamento in preparazione, che sarebbe entrato in vigore con il nuovo anno accademico.

Circa quanto mi dice per la media obbligatoria negli esami degli alunni, io vi aderisco ben volentieri, di equipararla a quella fissata per Collegio Ghislieri, perché non voglio si dica, che nel Borromeo sono ammessi solo gli alunni deficienti di capacità intellettuale. Ma, per quest’anno vi sono dei diritti acquisiti e nulla si può fare. Ma le nomine sono annuali, tanto per gli anziani che pei nuovi ammessi, e perciò per il futuro anno sarà condizione che si potrà includere nel nuovo Regolamento, che costì si sta compilando, e di ciò l’autorizzo a fare.

Insomma, collegiale avvisato, mezzo salvato.

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