Spigolature d’Archivio – Memoria di una giovinezza spezzata

Spigolature d’Archivio – Memoria di una giovinezza spezzata
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«Se non muoio in guerra»
Memoria di una giovinezza spezzata

All’Egregio Signor Coriolano Ragazzoni, Massino
Preg.mo Signore, compio il gradito dovere di porgere vivi ringraziamenti alla S.V. per il dono pregevole del Trattato di anatomia normale umana del Testut, che Ella ha voluto con gentile pensiero pervenisse alla Biblioteca di questo Almo Collegio, in memoria di suo Figlio, il nostro convittore FRANCESCO RAGAZZONI. Il nome di Lui, che la vita spese per la Patria, non sarà certo dimenticato o negletto in questo secolare Istituto che mira a educare la gioventù ad ogni manifestazione di bene.

Con queste parole il rettore Rodolfo Maiocchi si rivolge il 15 agosto 1919 al padre di Francesco Ragazzoni (1895-1916): alunno entrato in Collegio come studente di Medicina nell’autunno del 1914, arruolato come “milite di sanità” nel giugno 1915 e sopraffatto da una violenta polmonite il 29 gennaio 1916, mentre presta le proprie cure senza risparmiarsi ai soldati dell’ospedale di Torino. Scriverà un amico in una lettera indirizzata alla famiglia, descrivendo il segno che la sua giovane vita ha saputo lasciare in così poco tempo: «Passano otto mesi. Egli è così contento! Tutti gli vogliono così bene! […] Superiori, compagni e soldati, in fitta schiera accompagnarono al cimitero la bara: erano mesti, parlarono di lui con parole commosse, offrirono fiori… Ma perché tanto affetto manifesto? Era vissuto solamente 8 mesi con loro! Non lo conoscevano prima! L’avevano conosciuto.»¹

Qualcosa in più della sua personalità solare e vivace, arguta e piena di senso dell’umorismo, e anche del suo amore per l’espressione scritta di sé (ricordiamo che proprio nel 1914, all’ultimo anno di liceo, riesce a dare alle stampe con grande soddisfazione ed emozione la raccolta di poesie Idilli del Verbano) affiora vividamente nelle lettere scritte durante gli anni scolastici, ma specialmente in quella indirizzata al padre da Torino nel dicembre 1915, che merita di essere riportata per intero, fino alla chiusa divertente e commovente insieme. Qui si intrecciano le notizie sul lavoro in ospedale e le prime esperienze di corsia, sui progressi nello studio, sugli svaghi e le amicizie, sulle spese scrupolosamente registrate e le piccole sagge economie, che fanno sentire ‘grandi’, ‘adulti’, indipendenti, in grado di cavarsela.
Un racconto dettagliatissimo, messo con il cuore di figlio nelle mani affettuose di chi lo leggerà.

Caro papà,
coi lucenti galloni di sergente, mi pare di poterti scrivere più coraggiosamente a tu per tu. Col carattere militare poi, franco ed aperto, ti dirò tutto sinceramente.
Prima ti comunico un’impressione: col nuovo grado, con la nuova paga, mi pare d’essere diventato qualcosa di grande: e non è colpa mia, ma colpa dei soldati che mi fanno il saluto umili e rispettosi.
Il mio compagno Maddalena – appena diventato sergente – s’è ammalato di pleurite e s’è messo a riposo, per la grande commozione; cosicché nel reparto mi tocca fare per due. Ma non importa: io do giornalmente prova d’una attività direi… sbalorditiva. Oltre al lavoro in reparto, sono già in fine della Botanica, e a Natale potrò prendere le dispense di Zoologia. Inoltre ho fra mano spesso libri inerenti alla specialità e favoritimi dal dottore Bruzzone, che mi insegna proprio molte cose, le quali – se non muoio in guerra – mi gioveranno certo.
A proposito di morte, il giorno dodici di questo mese è morto nel mio riparto il primo ammalato: è morto perché non volle lasciarsi operare a tempo, cosicché gli si attaccò meningite e assorbimento della marcia nel sangue, per cui non fu più possibile salvarlo: ha tre figli ed è della classe ’92.
Continuando la serie delle mie imprese, mi occupo inoltre di stenografia e di piano. La prima serve per scrivere tutto quello che l’oratore dice, nel medesimo tempo che parla: ha somma importanza, sempre se non muoio in guerra.
A Torino ci sono tutte le comodità e tutte le economie.
Quanto al piano, vi dico che ottengo dei buonissimi progressi, con piccola spesa. Ho il piano sempre a mia disposizione, nel retrobottega del negozio di musica del mio maestro. Domenica sera poi sono stato invitato ad un concerto in casa del mio maestro e mi sono fermato fino a mezzanotte tra canto, piano, violino, bottiglie di vino fatto in casa, panettone, lieta e cordialissima conversazione: così si farà ogni domenica: e tutto gratis. Di tutto questo, caro papà, non ti dorrai, convinto che è quanto di meglio si può fare e che a questo modo sfuggo alle solite inutili spese che stancano il corpo e non nutrono l’animo.
Tu non puoi immaginare il mio piacere nel regolare le dieci lire di cinquina, con vera indipendenza. Nella cinquina in corso ad esempio esco con qualche lira di attivo, nonostante le molteplici spese. Ho sul mio registro notato tutte le spese, così ripartite in tre rubriche: spese sergentesche (cioè composte di oggetti personali, compatibili col nuovo grado); spese musicali e scientifiche (inerenti agli studi intrapresi) e in fine spese varie, dirò obbligatorie, cioè tramvai, per trovare Gianni, Antonio (esso è già quasi guarito, e verrà a casa verso la metà di gennaio), allegrie coi massinesi, qualche bibita, ecc.
Ti do un saggio di spese sergentesche: bretelle L. 1.40, filo di seta L. 0.10, nastro d’argento L. 0.50, orologio e porta orologio L. 1.50; rasoio L. 2 (però qui ho venduto il mio per L. 1.50, cosicché il passivo è di 0.50), un paio di calze 0.45 (perché non ne avevo più di pulite), paste al professore L. 1.50 (ne abbiamo preso un Kg. insieme tra me e Maddalena) ecc. ecc. È evidente che queste spese – dopo il periodo iniziale – diminuiranno e anche scompariranno, mentre ora occupano un posto importante.
Ti do poi notizia di un acquisto fortunato: un soldato proveniente dall’America aveva due paia di scarpe, fatte là, finissime e forti, delle quali un paio superflue. Ebbene io le ho comperate: sono le più belle scarpe ch’io abbia mai portato: costano in tutto L. otto e le metto solo nelle grandi occasioni… cioè tutti i giorni.
Ma troppo andrei per le lunghe se passassi in rassegna le varie categorie di spese: le quali tutte, si capisce, non esorbitano dalle entrate. In principio ci fu un abbassamento del Capitale fondiario, ma ora si nota un costante rialzo nei risparmi, cosicché a Natale raggiungerò il pareggio, con l’anno nuovo avrò una finanza in migliori condizioni di quella dell’Italia. Nel nome della quale, omonimo a quello della nostra più bella….vacca, ti stringo la mano e mi dico tuo non degenere figlio
Franco
Un saluto affettuoso alla mamma, alle sorelle, all’Elena e ai parenti
Franco
Mi scriverai?

Da tutte le frasi spira la giovinezza fresca, aperta, piena d’entusiasmo, mista d’ingenuità e maturità, di chi ha appena vent’anni, ma punteggiata – come un rintocco di consapevolezza malinconica, un pensiero che ogni tanto affiora sottile – da quella frase: “se non muoio in guerra”. Sentimento (condiviso da quell’intera generazione di giovani) di un futuro che non è tutto nelle proprie mani, che si insinua come un’ombra fredda nell’intensità, nel calore e nella luminosità di vita del presente.

¹ Le trascrizioni presenti in questa “Spigolatura” sono tutte tratte da lettere donate all’archivio del Collegio Borromeo dai familiari di Francesco (Franco) Ragazzoni, ai quali va un profondo ringraziamento.
Nel mese di maggio 2018 il Collegio farà memoria dei propri alunni caduti nella Prima Guerra Mondiale e del periodo di trasformazione del palazzo in Ospedale Militare di Riserva (1915-1919) attraverso una mostra fotografica allestita nel loggiato,  basata sui documenti dell’archivio. Negli stessi mesi in cui l’alunno Ragazzoni si trasferisce e opera all’ospedale di Torino, l’Ospedale Borromeo accoglie tra i soldati ricoverati il friulano Giovanni De Ros, nel cui diario viene citato il Collegio: due esperienze parallele di giovani vite accomunate dal servizio alla patria e dal luogo che le ha avute entrambe tra le proprie mura.

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